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Phnom Penh
Jan 12th, 2010 by giulia

Quando arriviamo a Phnom Penh, la capitale della Cambogia, veniamo accolti come in famiglia dai gestori di una guesthouse situata in riva, anzi praticamente sopra, ad un lago ormai quasi interamente prosciugato. Peccato che tutta la zona verra’ prossimamente utilizzata per costruire un enorme complesso turistico. L’unico ragazzo dello staff che parla inglese ci racconta queste sue preoccupazioni e prende in grande simpatia Anna Maria, che chiama rispettosamente “M’am” (signora), ma ben presto si trasforma in “mom” (mamma)… praticamente un’adozione!

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A Phnom Penh cerchiamo di capire meglio la complessa storia della Cambogia, che pero’ e’ davvero troppo complicata per noi. Tra invasioni, guerre, lotte per il potere e cambiamenti di governo, questo povero paese non ha mai avuto un momento di pace. Certo la tragedia che piu’ di tutte colpisce chi visita la Cambogia e’ il regime dei Khmer Rossi. Sotto gli ordini di Pol Pot, questi uomini sanguinari hanno governato dal 1975 al 1979 e hanno provocato in pochi anni 2 milioni di morti, o forse anche di piu’, tra le esecuzioni e le persone morte di stenti.

A testimoniare questo triste periodo rimane il cossiddetto S-21, una scuola che e’ stata trasformata in carcere dai Khmer Rossi e ora e’ diventata un museo che mostra gli orrori del regime di Pol Pot. Andiamo a visitarlo col cuore pesante, e’ difficile guardare certe immagini ma speriamo che questo luogo serva a rendere piu’ sensibili le persone e a far si’ che cose simili non accadano mai piu’.

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La stessa cosa vale per i”killing fields”, i campi di sterminio dove i prigionieri venivano portati dopo essere passati dall’S-21… e da qui non facevano mai piu’ ritorno. E’ scioccante pensare che tutto questo e’ accaduto fino al 1979!!! E ci fa pensare a tutte le guerre e a tutte le  tragedie che ancora oggi tormentano il nostro pianeta…

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I Cambogiani pero’ sono persone squisite, e nonostante tutte le sofferenze patite (ancora pochissimi anni fa) non perdono mai il sorriso e la gentilezza verso gli stranieri.

C’e’ una cosa pero’ che non siamo proprio riusciti a capire… qualcuno sa spiegarci come mai in Cambogia le donne vanno in giro in pigiama???

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Siem Reap
Jan 9th, 2010 by giulia

Dopo la grande metropoli di Bangkok, la nostra meta sono i famosissimi templi di Angkor in Cambogia, ma per raggiungerli dobbiamo riuscire ad arrivare a Siem Reap, la citta’ piu’ vicina. Siamo indecisi se prendere un comodo e costosissimo volo di un’ora o affrontare il famigerato viaggio via terra. Alla fine decidiamo di far provare ad Anna Maria l’ebbrezza dei viaggi budget e partiamo con il bus. Nonostante le storie che avevamo sentito, il viaggio si rivela facilissimo e passiamo la dogana senza nessuna difficolta’.

Appena arrivati a Siem Reap prendiamo contatto con Pea, una guida locale che collabora con un’associazione ticinese. Quest’ultima e’ stata creata da un signore del Mendrisiotto, Enrico Sala, che da anni aiuta i cambogiani a costruire pozzi, scuole e centri medici. Con Pea visitiamo diverse scuole e abbiamo anche la fortuna di capitare nel bel mezzo di uno spettacolo di danze tradizionali interpretate dagli allievi! In Cambogia il tasso di alfabetizzazione non e’ molto alto ed e’ difficile convincere tutte le famiglie a mandare i propri figli a scuola (che sarebbe obbligatoria), dato che il paese e’ ancora poverissimo.

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Seguendo il corso del fiume,  andiamo a visitare un villaggio costruito interamente con case galleggianti, che si alzano ed abbassano a seconda del livello dell’acqua. Qui i bambini si spostano su delle specie di tinozze, l’unico modo per raggiungere i loro vicini di casa!

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E finalmente vediamo il mitico tempio di Angkor Wat! E’ davvero enorme, ed e’ ornato da molti bassorilievi. Ma in realta’ il tempio che ci colpisce maggiormente e’ il meno conosciuto Ta Prohm, circondato da alberi con enormi radici che ne stanno prendendo il sopravvento. Ecco la forza della natura paragonata alle costruzioni dell’uomo.

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Il Bayon invece ci affascina con le sue facce enigmatiche che sembrano guardare chi passa di li. E la meraviglia e’ totale quando osserviamo i bassorilievi curatissimi del tempio delle donne, il Banteay Srei.

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Peccato scoprire che solo il 10% del ricavato delle entrate (il biglietto per 3 giorni costa 40 dollari!) viene utilizzato per la conservazione dei templi!!!

Dopo i templi, e’ il momento dello shopping… dopo aver scoperto come vivono i bachi da seta e come vengono lavorati i tessuti nella Silk Farm, ci accorgiamo che e’ un lavoro davvero delicato e complicatissimo… ora non abbiamo piu’ il coraggio di contrattare e tirare sul prezzo!

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La Cambogia purtroppo non e’ famosa solo per i suoi templi, ma e’ anche tristemente nota per la sua terribile storia. In vari momenti durante l’ultimo secolo, la Cambogia e’ stata completamente tappezzata di mine antiuomo. Oggi molte sono state disinnescate, ma il pericolo di camminare su una mina rimane alto nelle zone piu’ remote del paese. Il museo delle mine ci da’ una piccola idea dell’enorme lavoro necessario per rimuovere questi crudeli strumenti di guerra.

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Tra un’attivita’ e l’altra abbiamo anche trovato il tempo per festeggiare il Natale. Una nostra amica ticinese, Alice, era a Siem Reap e ne abbiamo approfittato per trascorrere insieme la vigilia.

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E la mattina di Natale… sorpresa! Anna Maria ha preparato a nostra insaputa un alberello di Natale con un sacco di regali! Che felicita’! Ci commuoviamo come due bimbi aprendo i pacchetti e leggendo i bigliettini arrivati come per magia dalla lontana Svizzera…

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Bangkok
Jan 1st, 2010 by davide

Bangkok, l’aspetto urbano della Thailandia. Una citta’ informe, un mix eterogeneo di templi, venditori ambulanti, shopping mall ultramoderne, palazzi reali dove il passato antico e glorioso convive con il consumismo moderno senza porsi alcun problema.

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Dopo una notte in bus arriviamo in citta’. Anna Maria, la mamma di Giulia, ci attende all’albergo. Tanti abbracci, qualche lacrima. Sono quasi 6 mesi che viaggiamo ma stranamente ci sembra di averla salutata l’altro giorno.

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Anna Maria non ci ha portato solo affetto e baci ma anche tante leccornie dal Ticino! Le sere seguenti ci deliziamo con aperitivi a base di formaggi dell’alpe, vino rosso ticinese, carne secca, salamini, olive! Non ci sembra vero, che buono! Il tutto con una bella vista sul fiume.

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Nei giorni seguenti visitiamo la citta’ con dei velocissimi tuc-tuc che ci lasciano senza fiato. Anna Maria si adatta subito ai nostri  mezzi di trasporto preferiti!

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Il Palazzo Reale e’ ricchissimo, carico di oro, argento, Buddha di giada e affreschi colorati. Wat Po ci stupisce con il suo Buddha disteso gigantesco. Il palazzo Dusit e’ invece un’enorme casa di legno Teak dove si deve camminare a piedi nudi per non rovinarla.

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Ci avventuriamo anche fuori citta’ visitando il mercato galleggiante di Talin Chan. Su barchette minuscole delle donne tutte compite ci deliziano con spiedini, gamberetti e pesce fresco. Si’, si’, avete capito bene, qui tutto viene cucinato proprio sulle barche, con un’abilita’ che ci lascia esterefatti!

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Giulia e Davide approfittano inoltre dell’enorme schermo 3D Imax di Bangkok (con l’aggiunta di una squisitezza svizzera!) prima di partire per la Cambogia. :-)

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Khao Lak, Similans e Ko Phi Phi
Dec 16th, 2009 by davide

Un mese in India e’ stata un’esperienza culturalmente e socialmente ricca ma anche faticosa. E’ ora di mare e relax, e’ ora di Thailandia!!!

La nostra prima tappa e’ Khao Lak, a 80 km nord rispetto a Phuket. Il luogo e’ tranquillo, frequentato da famiglie. La spiaggia e’ dorata e non troppo affollata. L’India sembra cosi’ lontana!

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A Khao Lak non siamo venuti solo per il sole ma anche per ottenere il brevetto di sub. Dopo un po’ di giorni e’ giunto il momento di metterci all’opera. Si deve studiare!

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Il nostro istruttore si chiama Alejandro ed e’ messicano. Fa il corso con noi anche Christian, inglese.

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Dopo un’estenuante maratona di due ore in piscina ci imbarchiamo sulla nave che ci porta a 60 km dalla costa, all’arcipelago delle isole Similan. La vita sulla nave e’ semplice, per quattro giorni alterniamo cibo, sonno e immersioni. Il motto e’: “dive, eat, sleep” … e davvero non c’e’ proprio tempo di fare altro! L’esperienza e’ faticosa ma il risultato appagante, alla fine otteniamo il nostro brevetto!

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Tornati a Khao Lak ci trasferiamo all’isola di Koh Phi Phi. In queste acque cristalline  le nostre attivita’ principali sono: ozio, snorkeling e diving, accompagnati da molti massaggi thailandesi col suono delle onde in sottofondo.

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Completamente rilassati, siamo ormai pronti a riprendere il nostro viaggio verso Bangkok, dove incontreremo la mamma di Giulia che ci accompagnera’ per una decina di giorni.

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Rajasthan
Nov 22nd, 2009 by davide

Il viaggio verso il Rajasthan e’ lungo. Da Mc Leod Ganj uno scomodo bus notturno ci porta tra scossoni e curve fino a Delhi. Dopo aver riposato qualche ora andiamo in stazione per prendere il treno e  scopriamo con nostro orrore… di aver sbagliato stazione! Abbiamo solo 20 minuti per correre alla metropolitana e andare verso l’altra stazione, sembra una missione impossibile ma riusciamo all’ultimo minuto a salire sul treno. Ci aspetta un viaggio di 19 ore che ci porta a Jaisalmer, nel cuore del deserto del Thar.

La citta’ era un importante centro commerciale ai tempi della via della seta. In tutta la citta’ si vedono le haveli, le case dei commercianti, realizzate in pietra finemente scolpita. Il forte, di color sabbia, domina la citta’. Sembra quasi un castello fatto da un bambino sulla spiaggia. Si respira un’atmosfera rilassata, molto diversa dalla caotica Delhi.

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Il giorno seguente ci avventuriamo nel deserto circostante con il miglior mezzo esistente: i dromedari! Il gruppo e’ composto da noi due, un giapponese e due cammellieri. Il ritmo e’ rilassato, cavalchiamo per un po’, mangiamo del semplice cibo cotto con un fuoco minuscolo dai nostri cammellieri e ci riposiamo. Qui beviamo il miglior chai di tutta l’India! La sera dormiamo all’aperto, sotto un magnifico cielo stellato.

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Durante il nostro tragitto incontriamo dei piccoli villaggi in mezzo al nulla, abitati da gente molto semplice che ci accoglie con curiosita’.

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Tornati a Jaisalmer, ci dirigiamo a Jodhpur, la citta’ blu. Il centro storico di questa citta’ e’ tutto di questo colore. Originariamente il colore indicava le case dei Brahmini, i rappresentanti della casta piu’ alta in India. Anche qui uno stupendo forte, estremamente imponente, si trova al centro della citta’.

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Purtroppo anche qui, come a Delhi, un’influenza intestinale ci colpisce inesorabilmente. Decidiamo quindi di affidarci alle cure della medicina Made in India!

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Un po’ scossi ma in forma decisamente migliore ci rechiamo a Udaipur. L’attrazione principale e’ il City Palace, un palazzo largo piu’ di 200m costruito nell’arco di 500 anni. Il lago circostante e’ punteggiato da palazzi costruiti su isole artificiali. Gli abitanti sono fierissimi del film di James Bond, Octopussy, girato quasi interamente a Udaipur: da anni, ogni giorno, in ogni guesthouse e ristorante della citta’, viene proiettato puntualmente alle 7 di sera :-)

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Nei dintorni di questa citta’ visitiamo il forte di Kumbhalgar, protetto dal secondo muro fortificato piu’ lungo del mondo: 36 km!

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Nella stessa giornata visitiamo il tempio giainista di Ranakpur. L’architettura e’ straordinaria, il tempio e’ composto da 1444 colonne, ognuna diversa dall’altra.

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Il nostro viaggio in India e’ ormai alla sua fine. Tra qualche giorno voleremo in Thailandia, dove non vediamo l’ora di rilassarci al mare!

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Punjab e Himachal Pradesh
Nov 20th, 2009 by davide

Dopo Delhi ci trasferiamo nello stato del Punjab, a Chandigarh, citta’ ideata dall’architetto svizzero Le Corbusier (anche se qui viene a volte definito come francese!!!). Gli enormi viali perpendicolari di questa citta’, che separano i vari quartieri (settori) pieni di alberi e giardini, rendono Chandigarh decisamente diversa da ogni altra citta’ indiana.

Qui facciamo conoscenza con il simpaticissimo Narinder Singh, un eccentrico funzionario in pensione sempre alla ricerca di turisti da consigliare e portare in giro per i templi della citta’.

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La citta’ e’ anche famosa per il Rock Garden. Nel 1957, un funzionario indiano, Nek Chand, inizia a costruire un labirinto di spazi, laghetti, cascate, popolato da personaggi costruiti tutti con materiale riciclato. La sua opera continua indisturbata per vent’anni. Il governo scopre il suo mondo segreto e lo apre al publico, al giorno d’oggi e’ cresciuto ancora fino ad occupare una superficie di 160000 m2!Aggirarsi per il parco e’ un’esperienza magica, sembra di essere caduti nella tana del coniglio!

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Chi sono questi qua? Degli amici? No, sono i soliti indiani che incuriositi dalla nostra diversita’ ci chiedono gentilmente: “May I take a picture with you?” :-)

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Nel Punjab rimaniamo affascinati dalla religione Sikh e dai suoi fedeli, degli uomini alti e fieri che portano il turbante. Si contraddistinguono per cinque simboli che portano quotidianamente: un coltello, i capelli lunghi, un bracciale d’acciaio, un pettine e degli indumenti speciali.

La religione Sikh e’ nata dal rifiuto del sistema delle caste induista. Secondo il loro primo guru tutti gli uomini sono uguali e hanno gli stessi diritti. A causa di questi loro principi hanno dovuto difendersi da molte persecuzioni, combattendo duramente. Sono considerati a giusto motivo dei valorosi guerrieri. La fratellanza professata dai Sikh si vede soprattutto nei loro templi, dove tutti sono i benvenuti, senza nessuna distinzione di casta, religione e colore. E ognuno e’ invitato a condividere un pasto gratuito offerto nei templi.

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Ad Amritsar abbiamo visitato il tempio Sikh piu’ importante: il Golden Temple. Un gioiello dorato che galleggia su un lago artificiale. Al suo interno e’ custodito il libro sacro con gli insegnamenti originali dei loro guru. E’ un luogo sereno dove la gente viene in pellegrinaggio da tutto il mondo.

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Un luogo meno pacifico e’ invece la frontiera tra Pakistan e India, a pochi km da Amritsar: l’unico luogo dove e’ possibile attraversare il confine tra i due bellicosi vicini. Ogni sera la frontiera viene chiusa in una roboante cerimonia. Il pubblico e’ rumoroso e agitato. Da una parte e l’altra del confine ci sono degli spalti, si avverte un’atmosfera da derby Ambri’-Lugano. Per intrattenere il pubblico i doganieri pompano della chiassosa musica indiana.

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Tutto a  un tratto il silenzio, delle guardie impettite con in testa delle piume cominciano a urlare, marciano verso il confine provocando le guardie dall’altra parte. Un conduttore incita il pubblico: “Hindustan Zindabad” (lunga vita all’India). Dopo qualche minuto di schermaglie, le guardie dei rispettivi paesi si danno brevemente la mano e abbassano simultaneamente le bandiere. Assistiamo increduli a questo spettacolo che si ripete immancabilmente ogni giorno.

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Dopo tutta questa bellicosita’ da caserma preferiamo qualcosa di piu’ pacifico, prendiamo una massacrante corriera alla “Van de Sfroos” e ci rifugiamo nelle montagne dell’Himachal Pradesh, piu’ precisamente a Mc Leod Ganj, la residenza in esilio del Dalai Lama. Qui respiriamo un’aria migliore, piu’ rilassata delle citta’ indiane e meno inquinata!

Il Dalai Lama non c’e', a quanto pare in questo momento e’ in visita in Giappone, ma abbiamo il tempo per informarci meglio sulla triste storia di questo popolo che ha avuto una storia molto difficile, sia per le dure condizioni della loro terra, sia per le persecuzioni causate dal governo cinese. Durante una cena discutiamo con un giovane della nostra eta’, che con un sorriso ci racconta la sua lunga traversata dal Tibet all’India, attraverso montagne altissime, camminando unicamente di notte per paura delle guardie.

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Ma la vita a Mc Leod Ganj non e’ triste. Nei templi buddisti incontriamo persino delle perle di saggezza. :mrgreen:

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E dopo le montagne, ci dirigiamo nel deserto del Rajasthan.

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Uttar Pradesh e Madhya Pradesh
Nov 16th, 2009 by giulia

Il primo impatto con l’India e’ assolutamente incredibile!

La frontiera tra Nepal e India la passiamo, pensate un po’… con un riscio’! Il poverino cerca di pedalare attraverso moto, auto e persone a piedi che vanno in tutti i sensi. Alla fine, tra urla e clacson, riesce in qualche modo a intrufolarsi fino ai doganieri, una banda di signori baffuti, senza nessuna uniforme, che sembrano appena usciti da un film sulla mafia. Ci fanno un timbro sul passaporto e ci congedano con un cenno della mano. Siamo in India!!!

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Scopriamo subito che in questo paese “everything is possible, but maybe not available!” Capiamo che per ricevere qualsiasi informazione e’ meglio rivolgersi almeno a tre persone diverse e consultare attentamente la guida (che qui e’ sacra!), dato che non si riesce mai a distinguere tra verita’ e bugie. Diciamolo, gli indiani sono un po’ degli imbroglioni! Dopo l’assoluta onesta’ dei nepalesi, all’inizio facciamo un po’ di fatica ad abituarci, ma dopo qualche giorno di pratica e dopo aver capito quali sono i prezzi “corretti”, scopriamo che viaggiare in India puo’ essere molto divertente… non sai mai quello che ti puo’ capitare! Certo che puo’ essere molto utile imparare a scacciare le orde di scocciatori con un solo gesto della mano… quando funziona!

Il primo luogo che visitiamo e’ Varanasi, la citta’ sacra costruita sulle rive del Gange. Il Gange e’ il fiume piu’ inquinato di tutto il mondo, ma secondo la religione hindu’ le sue acque purificano da tutti i peccati, quindi ogni mattina si puo’ vedere una moltitudine di pellegrini che si bagnano nel fiume e lasciano delle “puja” (=offerte) per gli dei. All’alba assistiamo a questi rituali da una barca a remi che ci accompagna lungo i vari “ghat” (=scalinate che portano al fiume). L’atmosfera e’ magica e carica di spiritualita’.Varanasi e’ anche la piu’ sacra delle citta’ dove si possa andare a morire, e le pire funerarie bruciano sulle rive del Gange da mattina a notte inoltrata, ininterrottamente.

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Questo luogo non e’ sacro solo per gli induisti, pero’. Vicino a Varanasi, nella localita’ di Sarnath, un’antichissima stupa celebra il luogo dove il Buddha ha pronunciato il suo primo sermone davanti ai suoi discepoli. In completo contrasto con il caos di Varanasi, la pace regna in questo angolo di meditazione.

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La tappa seguente e’ Khajuraho, famosa per i suoi templi induisti e giainisti decorati con immagini erotiche. Ci colpiscono molto queste raffigurazioni scultoree che sembrano uscite direttamente dal Kamasutra, soprattutto se pensiamo alla condizione della donna in India. Riflettiamo sul fatto che la mitologia indiana e’ piena di storie legate al sesso, e i milioni di dei hindu’ passano il tempo a divertirsi, mentre nella societa’ questo argomento e’ assolutamente tabu’. Ancora oggi, le donne devono fare molta attenzione a come si vestono, per non turbare le tradizioni. Le donne occidentali, per quanto cerchino di vestirsi in maniera casta, sono quasi sempre viste come “donne facili”, soprattutto se si azzardano ad andare in giro da sole, e attirano gli sguardi di tutti gli uomini presenti. In India, i matrimoni sono ancora per la maggior parte combinati, e le donne passano dall’autorita’ del padre a quella del marito, senza poter dare la propria opinione. Non stupisce che a Khajuraho i turisti indiani siano praticamente tutti degli uomini!!!

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Visitando il nord dell’India non ci si puo’ dimenticare di fermarsi ad Agra, per ammirare lo spettacolare e famosissimo Taj Mahal. All’alba la luce che lo illumina e’ perfetta, e conferisce al monumento quell’aurea surreale che lo rende assolutamente all’altezza della sua fama.

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Rimaniamo per ore incantati a guardarlo… ancora una foto… e poi un’altra… un ultimo sguardo… ora dobbiamo andare… e Giulia si gira ancora mille e mille volte… difficile staccare gli occhi da questo mausoleo bellissimo, costruito nella meta’ del XVII secolo da un imperatore moghul (musulmano) per amore di sua moglie, morta dando alla luce il loro 14esimo figlio.

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Una breve sosta a Dehli ci porta a ripercorre gli ultimi passi del Mahatma Gandhi, colui che ha permesso all’India di liberarsi dalla dominazione coloniale inglese, predicando la dottrina della non violenza e della resistenza passiva. Nel 1947 l’India ha ottenuto l’indipendenza, e contro il parere di Gandhi e’ stata divisa in 2 nazioni: India, a maggioranza hindu’, e Pakistan, a maggioranza musulmana. L’anno seguente pero’ Gandhi e’ stato assassinato da un fanatico hindu’, che non condivideva le aspirazioni di Gandhi per un’India unita e multireligiosa.

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E dopo Dehli ci trasferiremo nello stato del Punjab, dove faremo conoscenza con la religione Sikh.

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Back to Kathmandu e Chitwan National Park
Oct 26th, 2009 by giulia

Qual’e’ la prima cosa da fare quando si finisce un trekking di due settimane? Anzi, per essere piu’ precisi (e per tirarcela un po’) il trekking e’ durato esattamente 16 giorni, con un totale di 76 ore di cammino, per percorrere a piedi 190km, partendo da un’altezza minima di 800m sul livello del mare e arrivando a 4540m (e ritorno, ovviamente!), cioe’ all’incirca 3700m di dislivello in salita e poi di nuovo in discesa.

Ok, finite le statistiche! Stavamo dicendo, cosa si fa finito il trekking? Per prima cosa e’ di fondamentale importanza ritornare a Kathmandu, dove si ritrovano i propri bagagli… chi l’avrebbe detto che possedere 4 magliette e piu’ di 3 mutande potesse essere un grande lusso? Senza contare il piacere immenso di spalmarsi della crema idratante sul viso… In secondo luogo, bisogna mangiare della carne, di qualsiasi tipo (finalmente!) e, perche’ no, magari pure una bella pizza cotta in un vero  forno a legna.

Ma queste sono solo le cose assolutamente obbligatorie. Per gli amanti del relax (come noi!), ecco una vera chicca: un pomeriggio intero nella piscina dell’Hotel Hyatt (avete presente?)… esperienza surreale, trovandosi in Nepal, ma… come potete vedere Giulia ha apprezzato molto!

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Bene, dopo essersi ripresi dalle fatiche si puo’ ricominciare a viaggiare, ed e’ quello che abbiamo fatto. La meta scelta e’ stata il Chitwan National Park, alla ricerca delle tigri. Ma trovandosi un po’ lontano (e dato che i bus nepalesi non possono essere definiti proprio confortevoli, soprattutto quando si viaggia in piedi o sul tetto!) abbiamo pensato di fare una parte del tragitto con un mezzo di trasporto un po’ particolare: IL RAFTING! Moooolto divertente (anche Giulia dopo qualche minuto ha riacquistato il suo colore naturale, dopo aver ascoltato le spiegazioni della guida come una condannata a morte, bianca come un fantasma)!

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In qualche modo quindi siamo arrivati al parco naturale, in mezzo alla giungla. Tra un litigio e l’altro con i gestori del nostro hotel, che facevano di tutto per abbindolare i poveri clienti, siamo riusciti a vedere anche qualche animale. Niente tigri, purtroppo, che sono molto rare in questo parco, ma a bordo di una canoa abbiamo potuto osservare dei giganteschi coccodrilli e tanti uccelli colorati. E poi abbiamo usato anche il mezzo piu’ ecologico: l’elefante, che ci ha portato in giro per la giungla alla scoperta dei cervi (che mal di mare!).

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Ma la migliore attivita’ in assoluto che si possa fare in questo parco e’ il bagno… guardate un po’ chi ti aiuta a lavarti!!!

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Dopo le altissime montagne innevate, e’ stato assurdo ritrovarsi in un clima tropicale… il Nepal e’ un paese davvero variegato che offre possibilita’ per tutti i gusti… consigliatisssssssimo!!!

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Annapurna
Oct 19th, 2009 by davide

Il Circuito dell’Annapurna, il secondo trek piu’ famoso del Nepal (dopo quello del Campo Base dell’Everest, ovviamente). 210 km attorno a una catena montuosa da 7000-8000m. E una grande incognita, il Thorung La, un passo altissimo da 5416m. Dopo esserci informati e preparato lo zaino decidiamo di tentare la spedizione. Davide si presta da piccolo porter amatoriale portando ca 13kg di zaino, Giulia opta per un normale zainetto.

Un minivan ci porta a Besi Sahar situato a… 800m! Ebbene si’, il Nepal non e’ sempre cosi’ alto come uno pensa. Anche le temperature sono tropicali, e all’inizio camminiamo in mezzo a banani e risaie. Ogni tanto siamo superati dai bus locali, stipati all’inverosimile.

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Dopo qualche ora la strada finisce e ci si para davanti il Manaslu, all’ottavo posto mondiale con i suoi 8156m. E’ cosi’ alto che sbuca al di sopra delle nuvole.

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Nei giorni seguenti ci abituiamo alla routine: mangiare, dormire e camminare. Ci svegliamo alle 6 e alle 20 siamo gia’ a letto! Anche lo zainone sembra diventare piu’ leggero.

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Rimaniamo impressionati dai porter nepalesi che portano fino a 30 kg di materiale per ore, come delle piccole formichine.

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Sul piu’ bello pero’ l’imprevedibile ci coglie, nonostante il monsone sia finito inizia a piovere! Ogni giorno ci svegliamo con apprensione scoprendo che il tempo e’ ancora brutto. Passiamo molte ore nelle lodges davanti alla stufa aspettando il bel tempo e schivando le gocce che cadono dal soffitto.

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Dopo ben cinque giorni un cambiamento… nevica!

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La depressione e’ rampante, ma finalmente il giorno dopo, arriva il sole. Ci svegliamo e ci troviamo davanti Annapurna II, III e IV. L’aria e’ limpidissima, la visione e’ irreale. Siamo quasi a quota 3500m, altezza limite oltre al quale bisogna abituare il corpo all’altezza. Decidiamo insieme a diversi ospiti della lodge di andare all’Ice Lake, a 4600m, una salitona che serve per l’acclimatazione.

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La salita e’ dura, c’e’ molta neve e fa freddo, molta gente desiste a 4000m. Davide continua con Linda, una turista olandese. Il paesaggio e’ stupendo, sembra di toccare le Annapurna con un dito.

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Arrivati al lago ci aspetta una sorpresa, Albertos, un turista spagnolo ci ha preceduti e ha preparato un party per il suo compleanno. Beviamo birra gelata a 4600m!

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Il giorno seguente continuiamo la nostra ascesa verso il passo del Thorung La. Purtroppo l’altezza, i giorni di freddo e le condizioni igieniche non proprio perfette cominciano a farsi sentire per Giulia. Raggiunta la quota di 4500m decidiamo, non senza tristezza, di rientrare.

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Nonostante la sfortuna che ci ha attanagliato, e’ stata un’esperienza fantastica. Diversi trek in Nepal sono logisticamente molto facili, ogni una o due ore di cammino si trovano dei ristoranti o dei semplici alberghetti dove mangiare e riposare. Persino le tratte piu’ alte sono praticabili senza nessuna conoscenza tecnica di alpinismo. A volte quasi non ci si accorge di essere sopra ai 4000m, se non fosse per la carenza di ossigeno che fa annaspare e provoca una lentezza da lumaca davanti alla minima salita. Il trekking e’ anche una bellissima esperienza sociale, in cui si ha l’occasione di condividere tanti momenti con persone di tutte le nazionalita’.

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Davide sta gia’ pensando al trekking del Campo Base dell’Everest. Come recita lo slogan ufficiale: Nepal, Once is not Enough”.

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Kathmandu
Oct 17th, 2009 by giulia

Il Nepal ci accoglie a braccia aperte, e dopo la rigidita’ cinese approfittiamo subito della liberta’ ritrovata e della semplicita’ di questa nazione… alberghi, trasporti pubblici  e permessi, niente e’ un problema qui… e tiriamo un bel sospiro di sollievo! Il traffico, i rumori, gli odori, l’aspetto della gente… tutto ci fa rendere conto di essere in un altro paese.

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Capitiamo proprio nel bel mezzo del Dashain, una delle feste piu’ importanti del Nepal. Tutti sono vestiti a festa e dietro ogni angolo sbucano dei santoni pronti a disegnarti un punto sulla fronte… in cambio di qualche soldo. Attenzione agli attacchi alle spalle!

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Il Nepal e’ un paese molto povero, ma qui ogni occasione e’ buona per fare festa, in un  miscuglio di religioni e credenze che legano Hindu e Buddisti in un tripudio di templi e colori.  E’ questo il primo paese del nostro viaggio dove riusciamo a percepire lo spirito religioso radicato nelle persone, e dove i luoghi di preghiera ci ispirano un grande senso del sacro.

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A Kathmandu ci sono un sacco di cose da visitare, quasi non si sa da che parte incominciare, ma in ogni caso non bisogna scordarsi della gigante e magnifica Durbar Square, coi suoi innumerevoli templi induisti.

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Passiamo poi al buddismo scarpinando sulla ripida collina del “Monkey Temple”. Accompagnati lungo i nostri passi da un sacco di scimiette.

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Non dimentichiamo chiaramente la stupa di Boudhnath, la piu’ grande del paese. Una grande piazza circolare dove tutte le persone camminano in senso antiorario, facendo girare le 108 ruote della preghiera.

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Ma non si puo’ visitare il Nepal senza pensare immediatamente alle montagne, e dopo un volo panoramico che ci porta ad ammirare il Monte Everest, siamo pronti per partire per un lungo trekking… l’Himalaya ci aspetta!

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