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Phnom Penh
Jan 12th, 2010 by giulia

Quando arriviamo a Phnom Penh, la capitale della Cambogia, veniamo accolti come in famiglia dai gestori di una guesthouse situata in riva, anzi praticamente sopra, ad un lago ormai quasi interamente prosciugato. Peccato che tutta la zona verra’ prossimamente utilizzata per costruire un enorme complesso turistico. L’unico ragazzo dello staff che parla inglese ci racconta queste sue preoccupazioni e prende in grande simpatia Anna Maria, che chiama rispettosamente “M’am” (signora), ma ben presto si trasforma in “mom” (mamma)… praticamente un’adozione!

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A Phnom Penh cerchiamo di capire meglio la complessa storia della Cambogia, che pero’ e’ davvero troppo complicata per noi. Tra invasioni, guerre, lotte per il potere e cambiamenti di governo, questo povero paese non ha mai avuto un momento di pace. Certo la tragedia che piu’ di tutte colpisce chi visita la Cambogia e’ il regime dei Khmer Rossi. Sotto gli ordini di Pol Pot, questi uomini sanguinari hanno governato dal 1975 al 1979 e hanno provocato in pochi anni 2 milioni di morti, o forse anche di piu’, tra le esecuzioni e le persone morte di stenti.

A testimoniare questo triste periodo rimane il cossiddetto S-21, una scuola che e’ stata trasformata in carcere dai Khmer Rossi e ora e’ diventata un museo che mostra gli orrori del regime di Pol Pot. Andiamo a visitarlo col cuore pesante, e’ difficile guardare certe immagini ma speriamo che questo luogo serva a rendere piu’ sensibili le persone e a far si’ che cose simili non accadano mai piu’.

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La stessa cosa vale per i”killing fields”, i campi di sterminio dove i prigionieri venivano portati dopo essere passati dall’S-21… e da qui non facevano mai piu’ ritorno. E’ scioccante pensare che tutto questo e’ accaduto fino al 1979!!! E ci fa pensare a tutte le guerre e a tutte le  tragedie che ancora oggi tormentano il nostro pianeta…

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I Cambogiani pero’ sono persone squisite, e nonostante tutte le sofferenze patite (ancora pochissimi anni fa) non perdono mai il sorriso e la gentilezza verso gli stranieri.

C’e’ una cosa pero’ che non siamo proprio riusciti a capire… qualcuno sa spiegarci come mai in Cambogia le donne vanno in giro in pigiama???

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Siem Reap
Jan 9th, 2010 by giulia

Dopo la grande metropoli di Bangkok, la nostra meta sono i famosissimi templi di Angkor in Cambogia, ma per raggiungerli dobbiamo riuscire ad arrivare a Siem Reap, la citta’ piu’ vicina. Siamo indecisi se prendere un comodo e costosissimo volo di un’ora o affrontare il famigerato viaggio via terra. Alla fine decidiamo di far provare ad Anna Maria l’ebbrezza dei viaggi budget e partiamo con il bus. Nonostante le storie che avevamo sentito, il viaggio si rivela facilissimo e passiamo la dogana senza nessuna difficolta’.

Appena arrivati a Siem Reap prendiamo contatto con Pea, una guida locale che collabora con un’associazione ticinese. Quest’ultima e’ stata creata da un signore del Mendrisiotto, Enrico Sala, che da anni aiuta i cambogiani a costruire pozzi, scuole e centri medici. Con Pea visitiamo diverse scuole e abbiamo anche la fortuna di capitare nel bel mezzo di uno spettacolo di danze tradizionali interpretate dagli allievi! In Cambogia il tasso di alfabetizzazione non e’ molto alto ed e’ difficile convincere tutte le famiglie a mandare i propri figli a scuola (che sarebbe obbligatoria), dato che il paese e’ ancora poverissimo.

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Seguendo il corso del fiume,  andiamo a visitare un villaggio costruito interamente con case galleggianti, che si alzano ed abbassano a seconda del livello dell’acqua. Qui i bambini si spostano su delle specie di tinozze, l’unico modo per raggiungere i loro vicini di casa!

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E finalmente vediamo il mitico tempio di Angkor Wat! E’ davvero enorme, ed e’ ornato da molti bassorilievi. Ma in realta’ il tempio che ci colpisce maggiormente e’ il meno conosciuto Ta Prohm, circondato da alberi con enormi radici che ne stanno prendendo il sopravvento. Ecco la forza della natura paragonata alle costruzioni dell’uomo.

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Il Bayon invece ci affascina con le sue facce enigmatiche che sembrano guardare chi passa di li. E la meraviglia e’ totale quando osserviamo i bassorilievi curatissimi del tempio delle donne, il Banteay Srei.

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Peccato scoprire che solo il 10% del ricavato delle entrate (il biglietto per 3 giorni costa 40 dollari!) viene utilizzato per la conservazione dei templi!!!

Dopo i templi, e’ il momento dello shopping… dopo aver scoperto come vivono i bachi da seta e come vengono lavorati i tessuti nella Silk Farm, ci accorgiamo che e’ un lavoro davvero delicato e complicatissimo… ora non abbiamo piu’ il coraggio di contrattare e tirare sul prezzo!

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La Cambogia purtroppo non e’ famosa solo per i suoi templi, ma e’ anche tristemente nota per la sua terribile storia. In vari momenti durante l’ultimo secolo, la Cambogia e’ stata completamente tappezzata di mine antiuomo. Oggi molte sono state disinnescate, ma il pericolo di camminare su una mina rimane alto nelle zone piu’ remote del paese. Il museo delle mine ci da’ una piccola idea dell’enorme lavoro necessario per rimuovere questi crudeli strumenti di guerra.

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Tra un’attivita’ e l’altra abbiamo anche trovato il tempo per festeggiare il Natale. Una nostra amica ticinese, Alice, era a Siem Reap e ne abbiamo approfittato per trascorrere insieme la vigilia.

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E la mattina di Natale… sorpresa! Anna Maria ha preparato a nostra insaputa un alberello di Natale con un sacco di regali! Che felicita’! Ci commuoviamo come due bimbi aprendo i pacchetti e leggendo i bigliettini arrivati come per magia dalla lontana Svizzera…

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