18.02.2010 Pianezzo, TI Svizzera
Ma non ne abbiamo ancora abbastanza di animali e di pioggia, e continuiamo le nostre escursioni alla Tabin Wildlife Reserve… riusciremo a vedere ancora qualcosa di nuovo? Incredibile, qui vediamo meno animali, ma quelli che vediamo sono molto speciali! Rhinoceros Hornbill, Mouse Deer (un cervo alto 30 cm con la faccia da topo), e addirittura… il Sun Bear, l’orso piu’ piccolo del mondo! Da lontano abbiamo visto due macchie marroni, pensavamo fossero due maiali selvaggi… poi la nostra guida ha cominciato a fare gesti frenetici e ad agitarsi… e abbiamo capito che non si trattava di maiali, ma dei rarissimi orsi del Borneo!!
Beh, di questi animali non abbiamo le foto, gia’ e’ bello vederli, impossibile riuscire pure a fotografarli… dovete crederci sulla parola, oppure venire a vedere personalmente in Borneo… ve lo consigliamo davvero!
In pratica l’unica cosa che ci aspettavamo e che non abbiamo incontrato sono state… le sanguisughe!!! E non ce ne lamentiamo!
La nostra ultima tappa e’ l’isola di Sipadan, famosissima per il diving. Ci stabiliamo sull’isola di Mabul presso un piccolo centro di immersioni gestito da malesiani. Per qualche giorno viviamo su una palafitta sul mare insieme agli abitanti dell’isola. L’atmosfera e’ rilassata, la sera si gioca, canta e ride con tutti gli ospiti. Le isole sono ricchissime di fauna acquatica. In una sola immersione si possono vedere decine di tartarughe e squali, banchi di barracuda, corallo coloratissimo e tantissimi altri pesci, alcuni davvero enormi. Persino Giulia, che ha fatto solo snorkeling perche’ aveva un po’ male alle orecchie, ha visto tutti questi pesci rimanendo in superficie! L’ultimo giorno Davide ha inoltre visitato con una guida esperta del luogo la “Turtle Tomb”, una caverna subacquea piena di scheletri di tartarughe!
In breve, se non si fosse ancora capito, il Borneo ci e’ piaciuto un sacco ed e’ stato una tappa perfetta per salutare in pieno stile l’Asia, che e’ stata la nostra casa durante gli ultimi sei mesi. Il nostro sguardo e’ pero’ davanti a noi, verso l’Oceania e il Sud America!
Per riprenderci dal mal di gambe dopo l’ascesa al Monte Kinabalu, organizziamo un’attivita’ rilassante e per niente sportiva: alla Turtle Island andiamo a vedere le tartarughe che depongono le uova. Siamo fortunati e non dobbiamo aspettare fino a notte fonda (come succede a volte): alle 21 sentiamo il fatidico richiamo “Turtle Time!”… sono i ranger che ci avvisano che la prima tartaruga e’ arrivata sull’isola per deporre le uova. Siamo emozionati quando vediamo queste piccole palline bianche, che sappiamo cosi preziose, dato che le tartarughe sono in pericolo di estinzione. Le uova vengono tutte trasportate in nidi artificiali per proteggerle dai predatori. E quando, dopo alcune settimane, i piccoli escono dalle uova e raggiungono la superficie della sabbia, i ranger li trasportano fino al mare e li liberano vicino all’acqua, sperando che tanti riescano a sopravvivere… Buona fortuna tartarughine!!!
E dopo le tartarughe, andiamo nella foresta alla ricerca di altri animali rari del Borneo. Prima pero’ ci fermiamo per una tappa d’obbligo: la visita al centro di riabilitazione di Sepilok, dove vengono portati gli orang-utan feriti o maltrattati. Nel centro queste scimmie dalle espressioni quasi umane vengono curate e poi liberate nella foresta, dopo un periodo in qui imparano le abilita’ necessarie alla vita in liberta’. Per i volontari che lavorano nel centro non dev’essere facile riuscire a dare agli orang-utan cio’ di cui hanno bisogno senza pero’ affezionarsi troppo… lo scopo infatti e’ che alla fine tornino a vivere nella foresta, e che imparino a diffidare dell’uomo… Alcune volontarie che cercavano di allontanare un curioso orang-utan dai turisti sembravano proprio delle maestrine!
A qualche ora da Sepilok, lungo il fiume Kinabatangan, dormiamo nelle capanne di Uncle Tan, siamo proprio circondati da alberi e animali! Il programma qui e’ sempre ricco di attivita’: gite in barca sul fiume, trekking nella foresta e partite a carte. Nonostante la stagione non sia proprio quella giusta, nel senso che piove un giorno si e l’altro pure, riusciamo a vedere un sacco di animali: orang-utan, scimmie nasolungo, macachi, varani, pipistrelli giganti, rane tropicali, lontre ed elefanti pigmei! Ehm… in realta’ degli elefanti abbiamo solo sentito i barriti e l’odore di circo!
Le nostre guide sono competenti e molto simpatiche, alla sera si chiacchiera e si canta… siamo tristi di andarcene, soprattutto quando si viene salutati con tanto di chitarra!
Non siamo ancora atterrati in Borneo e dal finestrino dell’aereo gia’ vediamo una delle sue attrattive maggiori. Il monte Kinabalu, 4095m, troneggia sulle nuvole.
A Kota Kinabalu (KK) respiriamo un’atmosfera rilassata. Di sera andiamo al mercato notturno e assaporiamo il BBQ filippino. Davide trova persino il coraggio di mangiare un mega steak di tonno grigliato! Giulia puo’ testimoniare che dopo la foto se l’e’ mangiato per davvero!!!
Nelle vicinanze di KK delle isolette tropicali sono ideali per lo snorkeling. Andiamo su una delle piu’ piccole, Mamutik, e scopriamo dell’acqua cristallina.
Da KK ci dirigiamo al Mt. Kinabalu Park. Sopra di noi ammiriamo la montagna che ci aspetta. Il primo giorno una scarpinata di cinque ore di salita continua ci porta dalla partenza (1800m) fino alla capanna di Laban Rata (3300m).
Alla capanna ci riposiamo e assistiamo a un tramonto spettacolare, siamo piu’ in alto delle nuvole.
Il secondo giorno levataccia alla 1:45 di notte. Si, non e’ uno scherzo, colazione rapida, lampada frontale, e via. Tre di ore di salita per gli 800m di dislivello che ci separano dalla vetta. Delle corde ci aiutano a superare i tratti di nudo granito.
Alla fine raggiungiamo il picco (4095m) prima dell’alba. Qui rimaniano tutti stipati come sardine ad aspettare la prima luce del giorno, intirizziti per il freddo ma felici del paesaggio che si apre davanti ai nostri occhi.
Appena sorto il sole comincia il lungo e faticoso tragitto di ritorno. 2300m di discesa ci torturano scalino dopo scalino. I giorni seguenti le nostre gambe saranno in fiamme ma siamo felicissimi!!!
E’ gia’ ora di cambiare di nuovo paese, e di lasciare Anna Maria, che ritorna alla fredda Svizzera. La salutiamo con tristezza (eh si, siamo diventati piu’ sentimentali!), ignari che anche noi stiamo andando verso il freddo, o perlomeno il freschino, di Hong Kong.
Hong Kong e’ una delle aree piu’ densamente popolate del mondo. Ogni m2 conta. Lo scopriamo a nostre spese quando vediamo la nostra camera dell’ostello!
La sera di capodanno incontriamo un po’ di gente tramite CouchSurfing (chi non sa cosa sia vada subito ad informarsi, perche’ e’ geniale!). Roddy, di Hong Kong, ci invita a cena in un ristorante locale insieme a Dan (inglese), Mikael (tedesco), Ian e Suzy (Hong Kong).
Allo scoccare di mezzanotte andiamo su un grattacielo per osservare i fuochi d’artificio e brindare con grappa ticinese! Finiremo la serata a casa di Roddy, cantando e giocando alle sciarade.
Il giorno seguente bighelloniamo per la citta’, osservando il frenetismo tipico di Hong Kong e la sua skyline impressionante.
Prima di partire per il Borneo trascorriamo l’ultimo giorno all’Ocean Park, praticamente un ibrido tra l’acquario di Genova e Gardaland!
Quando arriviamo a Phnom Penh, la capitale della Cambogia, veniamo accolti come in famiglia dai gestori di una guesthouse situata in riva, anzi praticamente sopra, ad un lago ormai quasi interamente prosciugato. Peccato che tutta la zona verra’ prossimamente utilizzata per costruire un enorme complesso turistico. L’unico ragazzo dello staff che parla inglese ci racconta queste sue preoccupazioni e prende in grande simpatia Anna Maria, che chiama rispettosamente “M’am” (signora), ma ben presto si trasforma in “mom” (mamma)… praticamente un’adozione!
A Phnom Penh cerchiamo di capire meglio la complessa storia della Cambogia, che pero’ e’ davvero troppo complicata per noi. Tra invasioni, guerre, lotte per il potere e cambiamenti di governo, questo povero paese non ha mai avuto un momento di pace. Certo la tragedia che piu’ di tutte colpisce chi visita la Cambogia e’ il regime dei Khmer Rossi. Sotto gli ordini di Pol Pot, questi uomini sanguinari hanno governato dal 1975 al 1979 e hanno provocato in pochi anni 2 milioni di morti, o forse anche di piu’, tra le esecuzioni e le persone morte di stenti.
A testimoniare questo triste periodo rimane il cossiddetto S-21, una scuola che e’ stata trasformata in carcere dai Khmer Rossi e ora e’ diventata un museo che mostra gli orrori del regime di Pol Pot. Andiamo a visitarlo col cuore pesante, e’ difficile guardare certe immagini ma speriamo che questo luogo serva a rendere piu’ sensibili le persone e a far si’ che cose simili non accadano mai piu’.
La stessa cosa vale per i”killing fields”, i campi di sterminio dove i prigionieri venivano portati dopo essere passati dall’S-21… e da qui non facevano mai piu’ ritorno. E’ scioccante pensare che tutto questo e’ accaduto fino al 1979!!! E ci fa pensare a tutte le guerre e a tutte le tragedie che ancora oggi tormentano il nostro pianeta…
I Cambogiani pero’ sono persone squisite, e nonostante tutte le sofferenze patite (ancora pochissimi anni fa) non perdono mai il sorriso e la gentilezza verso gli stranieri.
C’e’ una cosa pero’ che non siamo proprio riusciti a capire… qualcuno sa spiegarci come mai in Cambogia le donne vanno in giro in pigiama???
Dopo la grande metropoli di Bangkok, la nostra meta sono i famosissimi templi di Angkor in Cambogia, ma per raggiungerli dobbiamo riuscire ad arrivare a Siem Reap, la citta’ piu’ vicina. Siamo indecisi se prendere un comodo e costosissimo volo di un’ora o affrontare il famigerato viaggio via terra. Alla fine decidiamo di far provare ad Anna Maria l’ebbrezza dei viaggi budget e partiamo con il bus. Nonostante le storie che avevamo sentito, il viaggio si rivela facilissimo e passiamo la dogana senza nessuna difficolta’.
Appena arrivati a Siem Reap prendiamo contatto con Pea, una guida locale che collabora con un’associazione ticinese. Quest’ultima e’ stata creata da un signore del Mendrisiotto, Enrico Sala, che da anni aiuta i cambogiani a costruire pozzi, scuole e centri medici. Con Pea visitiamo diverse scuole e abbiamo anche la fortuna di capitare nel bel mezzo di uno spettacolo di danze tradizionali interpretate dagli allievi! In Cambogia il tasso di alfabetizzazione non e’ molto alto ed e’ difficile convincere tutte le famiglie a mandare i propri figli a scuola (che sarebbe obbligatoria), dato che il paese e’ ancora poverissimo.
Seguendo il corso del fiume, andiamo a visitare un villaggio costruito interamente con case galleggianti, che si alzano ed abbassano a seconda del livello dell’acqua. Qui i bambini si spostano su delle specie di tinozze, l’unico modo per raggiungere i loro vicini di casa!
E finalmente vediamo il mitico tempio di Angkor Wat! E’ davvero enorme, ed e’ ornato da molti bassorilievi. Ma in realta’ il tempio che ci colpisce maggiormente e’ il meno conosciuto Ta Prohm, circondato da alberi con enormi radici che ne stanno prendendo il sopravvento. Ecco la forza della natura paragonata alle costruzioni dell’uomo.
Il Bayon invece ci affascina con le sue facce enigmatiche che sembrano guardare chi passa di li. E la meraviglia e’ totale quando osserviamo i bassorilievi curatissimi del tempio delle donne, il Banteay Srei.
Peccato scoprire che solo il 10% del ricavato delle entrate (il biglietto per 3 giorni costa 40 dollari!) viene utilizzato per la conservazione dei templi!!!
Dopo i templi, e’ il momento dello shopping… dopo aver scoperto come vivono i bachi da seta e come vengono lavorati i tessuti nella Silk Farm, ci accorgiamo che e’ un lavoro davvero delicato e complicatissimo… ora non abbiamo piu’ il coraggio di contrattare e tirare sul prezzo!
La Cambogia purtroppo non e’ famosa solo per i suoi templi, ma e’ anche tristemente nota per la sua terribile storia. In vari momenti durante l’ultimo secolo, la Cambogia e’ stata completamente tappezzata di mine antiuomo. Oggi molte sono state disinnescate, ma il pericolo di camminare su una mina rimane alto nelle zone piu’ remote del paese. Il museo delle mine ci da’ una piccola idea dell’enorme lavoro necessario per rimuovere questi crudeli strumenti di guerra.
Tra un’attivita’ e l’altra abbiamo anche trovato il tempo per festeggiare il Natale. Una nostra amica ticinese, Alice, era a Siem Reap e ne abbiamo approfittato per trascorrere insieme la vigilia.
E la mattina di Natale… sorpresa! Anna Maria ha preparato a nostra insaputa un alberello di Natale con un sacco di regali! Che felicita’! Ci commuoviamo come due bimbi aprendo i pacchetti e leggendo i bigliettini arrivati come per magia dalla lontana Svizzera…
Bangkok, l’aspetto urbano della Thailandia. Una citta’ informe, un mix eterogeneo di templi, venditori ambulanti, shopping mall ultramoderne, palazzi reali dove il passato antico e glorioso convive con il consumismo moderno senza porsi alcun problema.
Dopo una notte in bus arriviamo in citta’. Anna Maria, la mamma di Giulia, ci attende all’albergo. Tanti abbracci, qualche lacrima. Sono quasi 6 mesi che viaggiamo ma stranamente ci sembra di averla salutata l’altro giorno.
Anna Maria non ci ha portato solo affetto e baci ma anche tante leccornie dal Ticino! Le sere seguenti ci deliziamo con aperitivi a base di formaggi dell’alpe, vino rosso ticinese, carne secca, salamini, olive! Non ci sembra vero, che buono! Il tutto con una bella vista sul fiume.
Nei giorni seguenti visitiamo la citta’ con dei velocissimi tuc-tuc che ci lasciano senza fiato. Anna Maria si adatta subito ai nostri mezzi di trasporto preferiti!
Il Palazzo Reale e’ ricchissimo, carico di oro, argento, Buddha di giada e affreschi colorati. Wat Po ci stupisce con il suo Buddha disteso gigantesco. Il palazzo Dusit e’ invece un’enorme casa di legno Teak dove si deve camminare a piedi nudi per non rovinarla.
Ci avventuriamo anche fuori citta’ visitando il mercato galleggiante di Talin Chan. Su barchette minuscole delle donne tutte compite ci deliziano con spiedini, gamberetti e pesce fresco. Si’, si’, avete capito bene, qui tutto viene cucinato proprio sulle barche, con un’abilita’ che ci lascia esterefatti!
Giulia e Davide approfittano inoltre dell’enorme schermo 3D Imax di Bangkok (con l’aggiunta di una squisitezza svizzera!) prima di partire per la Cambogia.